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Centro Nazionale di Studi Classici · Pre-launch

CrowdfundingPre-launchNumero I · MMXXVI

Il vino,
prima del
legno.

Per duemila anni il vino è nato dentro la terracotta. exAmphorā è un progetto in crowdfunding che riporta in produzione la vinificazione in anfora descritta nelle fonti latine — non come ricostruzione, ma come pratica viva.

Stato
Pre-launch, raccolta iscrizioni in corso
Edizione
Prima, numerata e datata individualmente
Fonti
Catone, Varrone, Columella, Plinio

Mailing list · Anteprima

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NUMERO I · MMXXVI AD

Indice del numero

  1. I. Che cos'è exAmphorā p. 1
  2. II. Le fonti antiche, e cosa dicono davvero p. 2
  3. III. Il metodo, in sei atti p. 3
  4. IV. Scheda del prodotto p. 4
  5. V. Le mani · i curatori, l'enologo, la fornace p. 5
  6. Apparato · iscrizione, colophon p. 6
I.

Che cos'è exAmphorā.

Per duemila anni il vino è nato dentro la terracotta. Le tecniche in legno e in acciaio che oggi diamo per scontate sono recentissime nella storia dell'enologia: una manciata di secoli, contro decine. L'argilla è arrivata prima, e in molte regioni del Mediterraneo non se n'è mai andata del tutto.

exAmphorā non è una ricostruzione. È un progetto produttivo che parte dalle indicazioni di Catone (De Agri Cultura), Varrone e Columella (De Re Rustica) e Plinio il Vecchio (Naturalis Historia), le confronta con la pratica attuale dei vinificatori in anfora viventi — Friuli, Sicilia, Georgia — e arriva a un prodotto in cui il contenitore di consegna è la stessa anfora di terracotta in cui il vino è stato fermentato e affinato. Niente travasi, niente vetro: solo argilla, dalla vinificazione al sorso.

Il sistema di consegna replica per intero il modello romano: anfora sigillata, pittacium in papiro legato all'ansa con cordoncino — il cartellino con annata e provenienza che Petronio mette in scena nella Cena Trimalchionis del Satyricon — e imballaggio in ramaglie dentro una scatola di legno artigianale. Anche il viaggio è un gesto.

Sul piano enologico, l'anfora di terracotta cede al vino una micro-ossigenazione che il legno imita parzialmente e che l'acciaio non offre. Sul piano culturale, l'anfora consente di tenere il prodotto vicino alla sua forma originaria. Sul piano economico, ne fa un oggetto.

Il progetto nasce in seno al Centro Nazionale di Studi Classici, attivo da oltre dieci anni perché l'antichità non resti chiusa in biblioteca: si rilegge, si pronuncia, si abita. exAmphorā è il prolungamento naturale di questo lavoro — una pubblicazione che, per una volta, si stappa.


II.

Le fonti antiche,
e cosa dicono davvero.

II.i

Catone il Censore

De Agri Cultura · 1, 7

“…vinea est prima, si vino bono et multo est.”

La vigna viene prima — purché dia vino buono e abbondante.

Catone apre il De Agri Cultura con una scala dei poderi, e in cima a tutti mette la vigna. Una dichiarazione netta: il vino è il primo dei prodotti della terra. Il manuale è ruvido, pratico, da capofamiglia.

II.ii

Varrone

De Re Rustica · I, 13, 7

“Fructus in ea vinarius quaerat ad dolia aera frigidiorem.”

Il prodotto vinario chiede attorno ai dolia un'aria più fresca.

Varrone codifica il principio dell'architettura del chai: ai dolia serve aria fresca, costante. La cella vinaria è uno spazio termoregolato — interrato, in ombra. È il primo "trattato di architettura della cantina" che ci sia arrivato per intero.

II.iii

Columella

De Re Rustica · XII, 19, 2

“Quaecumque vini nota sine condimento valet perennare, optimam esse eam censemus.”

Riteniamo migliore quel vino che, di qualunque sorta, sa durare nel tempo senza alcuna correzione.

Columella codifica un principio che attraversa duemila anni: il vino migliore è quello che resiste al tempo per natura, senza additivi né correzioni. Il libro XII del De Re Rustica resta il manuale più dettagliato di vinificazione antica giunto fino a noi.

II.iv

Plinio il Vecchio

Naturalis Historia · XIV, 58

“Vinum poturus, rex, memento bibere te sanguinem terrae.”

O re, quando stai per bere vino, ricordati che bevi il sangue della terra.

Plinio cita una frase di Androcide rivolta ad Alessandro Magno: il vino come sangue della terra. Un'immagine che dichiara, due millenni prima del moderno concetto di terroir, che il vino non è dell'uva — è del luogo.

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Cose che restano nel libro.

Il De Re Rustica di Columella prescrive di cuocere il mosto in caldaie di piombo. Il motivo è esplicito (XII, 20, 1): il bronzo, scaldato sotto un mosto acido, lascia verderame e guasta il sapore. È un'osservazione chimica corretta: il rame del bronzo ossida e contamina.

Quello che Columella non sapeva è cosa fa il piombo. Scaldato in un mosto acido, il piombo si scioglie in piccola quantità formando acetato di piombo — sal saturni, sale dolce. È in parte questa contaminazione che rendeva sapa e defrutum — i condimenti del vino — così zuccherini, e così ricercati dalle classi alte di Roma. Era saturnismo cronico: un avvelenamento da piombo lento e silenzioso, che si accumulava negli anni nel sangue e nelle ossa. I sintomi erano vaghi all'inizio — stanchezza, irritabilità, dolori addominali, anemia — e diventavano gravi col tempo: perdita di memoria, infertilità, danni ai nervi. Colpiva soprattutto chi quei vini se li poteva permettere: l'aristocrazia, i frequentatori dei banchetti romani.

Eppure i Romani sospettavano qualcosa. Per i medicamenti — il dia opóras contro la dissenteria — Columella prescrive caldaie di terracotta o di stagno, mai di piombo (XII, 42, 1). L'intuizione c'era. Solo che la applicavano alle medicine, non al vino della mensa.

Per exAmphorā questo è un caso di scuola. La filologia legge la fonte; la chimica moderna sa cosa succede; la norma — la legge alimentare europea, i limiti per i metalli pesanti nel vino — taglia netto. Tutto ciò che resta nel libro, e non finisce nell'anfora, è il filtro che l'enologo applica all'antichità. Non riproduciamo tutto. Riproduciamo ciò che, oggi, si può bere.


III.

Il metodo,
in sei atti.

  1. i.

    Vendemmia

    Manuale, a piena maturazione fenolica. Selezione in vigna: niente uve danneggiate, niente fretta. È la fase in cui l'enologia romana e quella contemporanea coincidono perfettamente.

  2. ii.

    Pigiatura

    Soffice. Il mosto entra nell'anfora con o senza bucce, a seconda dello stile cercato. Le bucce restituiscono colore, struttura e una linea tannica più decisa; senza bucce il vino è più snello.

  3. iii.

    Fermentazione in anfora

    Spontanea, condotta dai lieviti indigeni. L'anfora — argilla porosa, interrata in cantina — mantiene una temperatura naturale tra 14 e 18 gradi. Nessuna refrigerazione attiva.

  4. iv.

    Riposo

    Affinamento sulle fecce per almeno sei mesi. La porosità della terracotta consente una micro-ossigenazione costante e lenta, simile a quella di una botte usata, senza il contributo aromatico del legno.

  5. v.

    Sigillo

    Chiusura con tappo alimentare conforme alle normative MOCA, fasciato in cera d'api. La forma segue il modello antico; la sicurezza è quella di oggi.

  6. vi.

    Pittacium e viaggio

    All'ansa dell'anfora si lega con un cordoncino il pittacium: un cartellino mobile in papiro, la stessa pratica che Petronio mette in scena nella Cena Trimalchionis, dove i pittacia riportano l'annata e la provenienza del vino. L'anfora viaggia avvolta in ramaglie come ammortizzante, dentro una scatola di legno artigianale. Anche la consegna è un gesto romano.


IV.

Scheda del prodotto.

TipologiaVino rosso da vitigni autoctoni italiani
VinificazioneSpontanea in anfora di terracotta porosa (Artenova, Impruneta)
AffinamentoMinimo 6 mesi sulle fecce, in cella interrata
ConfezioneAnfora di terracotta sigillata — è il packaging del prodotto, non un complemento
Capacità anfora1 L · numerata individualmente
Profilo organoletticoTannino gentile · frutta secca · terra umida · finale salino
SigilloTappo alimentare certificato MOCA, fasciato in cera d'api
PittaciumCartellino mobile in papiro legato all'ansa con cordoncino — pratica messa in scena da Petronio, Sat. 34 (Cena Trimalchionis)
ImballaggioAnfora avvolta in ramaglie e custodita in scatola di legno artigianale — replica del metodo romano di trasporto
Servizio consigliato16–18 °C, calice ampio, decanter raccomandato
NumerazioneManuale, sull'anfora, sul pittacium e sul certificato
ConformitàMOCA · HACCP · normative enologiche italiane

V.

Le mani.

Un progetto come exAmphorā non lo fa una sola persona. Lo fanno tre competenze che si incontrano: chi legge le fonti, chi conosce la vite, e chi conosce la terra cotta. Le presentiamo qui, perché il lettore sappia di chi si fida.

I curatori

Centro Nazionale di Studi Classici.

Ente promotore · Coordinamento scientifico, archeologico, filologico

Il Centro Nazionale di Studi Classici è l'ente promotore di exAmphorā. Ha coordinato un team di ricercatori e docenti universitari — archeologi, filologi classici, storici dell'agricoltura romana — che garantiscono l'apparato scientifico del progetto: il vaglio archeologico (cosa facevano davvero i Romani sul campo e in cantina), filologico (cosa dicono i testi che ci sono arrivati, e cosa è invece restituzione moderna), tecnico (cosa di tutto questo regge alla pratica enologica e ceramica contemporanea).

Per ogni passaggio enologico siamo partiti dal testo. Prima la lettura nelle edizioni critiche correnti, poi il confronto fra varianti della tradizione manoscritta, poi la traduzione — dichiaratamente non letterale — e il commento. Solo a quel punto la pratica antica è stata sottoposta al vaglio di Paolo Marchi (cosa è applicabile in cantina oggi?) e di Artenova (cosa è realizzabile in argilla?).

Le quattro voci — Catone, Varrone, Columella, Plinio — non sono citazioni d'effetto: sono una griglia operativa. Il cosa (quale dolio, quale argilla), il dove (la cella vinaria interrata), il come (la sigillatura, il riposo), il con cosa (il pittacium, le ramaglie). Ciò che il Centro scarta è di natura testuale: lezioni manoscritte poco solide, varianti meno autorevoli, contaminazioni di tradizione tarda. Il vaglio successivo — cosa di tutto questo è oggi sano, sicuro, applicabile — non spetta alla filologia. Spetta all'enologo.

L'enologo

Paolo Marchi.

Agronomo · Enologo · Wine Consultant

Paolo Marchi è un agronomo enologo formatosi all'Università di Firenze: prima la laurea in Scienze e Tecnologie Agrarie, con una tesi sperimentale sviluppata all'interno del progetto Chianti Classico 2000; poi una seconda laurea in Viticoltura ed Enologia, entrambe conseguite con la massima votazione.

Dal 2007 esercita come consulente indipendente. Lavora sia in vigna che in cantina, dalla scelta dei portinnesti alla gestione dell'affinamento, per cantine toscane note e per piccole produzioni d'autore — tra cui Rubis, Catturasogni, Arche, Vento Fermo, Canto dell'Acqua, La Giostra.

Il suo metodo è quello dell'osservazione: ascoltare la parcella prima di intervenire, conservare la materia prima invece di alterarla, accompagnare il vino verso un equilibrio invece di costruirgli un profilo. Un'enologia, nelle sue parole, “rispettosa e visionaria”. È esattamente il tipo di sguardo che un progetto come exAmphorā richiede: la vinificazione in anfora chiede pazienza, non interventi tecnici.

Per exAmphorā, Paolo Marchi è anche il filtro di replicabilità contemporanea: la decisione finale su cosa, di tutto ciò che il Centro restituisce dalle fonti, entra davvero in cantina. Una prescrizione antica passa nel prodotto soltanto se è sicura, alimentare, stabile. Conformità MOCA, HACCP, normative enologiche italiane: il filtro è suo.

paolomarchi.com →

La fornace

Artenova · Impruneta.

Terrecotte vinarie · Provincia di Firenze

Le anfore di exAmphorā sono cotte a Impruneta, sulle colline a sud di Firenze, da Artenova: una delle fornaci di riferimento in Italia per la realizzazione di giare in terracotta destinate alla vinificazione. Non è una scelta romantica: è una scelta tecnica.

L'argilla del giacimento di Impruneta — il galestro, ricco di carbonato di calcio — ha una micro-porosità rara, che da secoli viene riconosciuta come ideale per la traspirazione, la sigillatura e l'isolamento termico dei liquidi. Tradotto: l'anfora respira con il vino senza disperderlo, e in cantina interrata mantiene una temperatura stabile.

Le anfore di Artenova vengono costruite ancora a mano, con la tecnica detta a colombino: l'artigiano sovrappone uno alla volta dei rulli di argilla, chiamati lucignoli, modellando il vaso dall'interno. È una pratica lenta — anche un formato piccolo richiede giorni tra modellazione, essiccazione e cottura — ed è il motivo per cui ogni pezzo è leggermente diverso dagli altri.

Artenova lavora la terracotta da decenni e dal 2008 si dedica specificamente alle giare vinarie, dopo una lunga fase di sperimentazione enologica. È oggi un riferimento per le cantine italiane e straniere che scelgono di vinificare in anfora.

giare.terracotta-artenova.com →


Apparato.

Tier della campagna crowdfunding

La scala dei livelli di partecipazione — dal lettore digitale al mecenate, con tirature limitate per ogni gradino — sarà svelata al lancio della campagna, insieme ai numeri delle edizioni riservate e alle tipologie di vini in produzione.

Per riceverli per primi, con accesso ai prezzi early bird, iscriviti qui sotto.

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Colophon

exAmphorā

M M X X V I · N U M E R O   I

exAmphorā — Numero I, MMXXVI. Progetto di Archeologia Sperimentale promosso dal Centro Nazionale di Studi Classici. Pre-launch.

Tipografia: Newsreader per il display, Inter per il testo. Carta digitale, formato 1180 px. Composizione e impaginazione: in proprio.

Tutte le citazioni latine sono tratte dalle edizioni critiche correnti. Le traduzioni sono nostre, dichiaratamente non letterali. Bevi responsabilmente. Riservato ai maggiorenni.

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